Biciclette reclinate: perché?

Jersey_Town_Criterium_2010_recumbent_086

Ecco un bell’articolo che mi ha incuriosito e mi ha fatto scoprire la realtà delle biciclette reclinabili o per dirla da sofista “recumbent”. Con una dettagliata analisi dei pro e dei contro di queste strane biciclette mi ha fatto venire voglia di provarle quanto prima.

Bicicletta reclinata o recumbent
Il velocipede reclinato – comunemente chiamato biclicletta reclinata – è una categoria di veicoli a propulsione umana che pone il ciclista in una posizione seduta supina. La schiena è supportata da un sedile inclinato generalmente tra i 20 e i 50 gradi, le gambe sono estese in avanti sui pedali, che sono all’incirca alla stessa altezza del sedile. Il manubrio può essere al di sopra come al di sotto del sedile. Le ruote sono generalmente più piccole e più distanziate rispetto ad una bicicletta convenzionale. Le reclinate detengono i record di velocità per i veicoli a propulsione umana.

fonte :Wikipedia

 

Perché?         Qualcuno direbbe :- Perché no?

E già qui si potrebbe disquisire un bel po’, ma sostanzialmente recumbent perché ci piace un sacco!
Badate bene che non sto parlando del solo aspetto estetico, ancorché infatti fin da lungo tempo addietro nel secolo scorso, l’aspetto delle reclinate mi fosse sempre piaciuto, questo da solo non era bastato. Mancava l’esigenza di pedalare ma, quando mi sono ritrovato nella necessità di utilizzare la bicicletta (nel mio caso per dimagrire dopo la mia prima “gravidanza isterica”), non ho esitato un attimo. La spinta finale a mettere in “tubi e ruote” i progettini già elaborati fino ad allora è venuta appunto dopo che per rimettermi in forma avevo preso la scatto fisso costruita ai tempi dell’università, tempi per cosìddire “non sospetti”,
fixie
e dopo i primi 15 dei 50 chilometri prefissati stavo già avendo visioni mistiche. Al cinquantesimo di quei lunghissimi chilometri ero un “cadavere spaziale”, uno stato in cui mai fino ad allora ero finito, tanto che subito mi è partita la riflessione nonostante o forse proprio dovuta allo stato confusionale:    ma perché bisogna soffrire così tanto in bicicletta?
In realtà ci tocca soffrire così perché pensiamo non ci sia alternativa, ma l’alternativa c’è eccome!
Da allora io son riuscito a fare cose che mai avrei pensato, ed ho una bellissima conferma quando siedo su di una reclinata persone assolutamente a digiuno di ciclismo e li faccio scendere dopo più di 100 chilometri ancora interi, magari un po’ stanchi, ma assolutamente non doloranti ed in condizione neanche minimamente paragonabili a quel “cadavere spaziale” che per avere un po di sollievo alla schiena ed ai polsi era costretto a pedalare in piedi anche  in pianura…
Poi c’è da dire che le recumbent sono un po’ come l’appetito (e ne so ben qualcosa) che vien mangiando! Inutile fare un giretto di 5 minuti, perché in quel lasso di tempo ci saltano all’occhio soprattutto le differenze con la bici classica, che subito ci sembrano difetti, e quella sorta di difficoltà, la stessa che abbiamo avuto proprio nei primi 5 minuti dopo aver tolto le rotelline alla nostra prima bicicletta.
Tra le altre cose, non tutti si sentono liberi di fare il balzo, ben sapendo che poi niente sarà come prima (pillola rossa, pillola blu…) alcuni proprio non vogliono neanche salire proprio perché andrebbero a scontrarsi con tutte quelle che fino al giorno prima erano le loro idee, le loro certezze, le loro più intime convinzioni.
insomma, la miglior cosa da fare è lasciare la propria bici e passare oltre; alla stessa maniera che da bimbo ho usato per abbandonare le rotelline: ho aspettato che la mia sorellina più grande non ci fosse, ho preso la sua bici, son salito sul muretto per riuscire ad arrivare sulla sella, ho controllato di arrivare ai pedali tenendomi con la mano sulla ringhiera e…    e via senza pensarci!
Il problema si è presentato poi, con la sella così alta non arrivavo certo per terra e quindi ho pedalato per ben più di quei 5 minuti fino a quando ho trovato la coordinazione per fermarmi nel punto del muretto che era all’altezza giusta…  tutte cose che partendo non mi avevano preoccupato, non so più quanti giri del quartiere ho fatto, ma quando sono riuscito a fermarmi ormai ero un ciclista fatto.
Con le recumbent bisogna fare così almeno una ventina di km subito, così quando si scende sembrerà di non aver mai pedalato che reclinati! La similitudine motoristica che mi viene di getto e quella delle moto mono e bicilindrica; tutti abbiamo bene o male cominciato con una monocilindrica che è magari stata nostra compagna di avventure indimenticabili, ogni tanto ci piace riprenderla per farci na giratina fuori porta e rivivere certi momenti, ma poi la posiamo  e prendiamo la bicilindrica e ci rendiamo conto che è tutto un altro andare….  insomma: recumbent .

first bent raceBene dopo tuo questo disquisire filosofico una lista, sicuramente incompleta, di vantaggi e di svantaggi:

  • La comodità  – badate bene dico comodità quando per la stragrande maggioranza delle biciclette di comodità non si può proprio parlare, in quel caso si può parlare di minor scomodità…
  • La velocità   – non per tutte le recumbent c’è un grande incremento nella velocità sopratutto se si considerano le salite ma per buona parte dei mezzi reclinati il tempo per compiere il nostro “giro standard” diminuisce e questo sommato al punto precedente porta al seguente
  • Aumento del raggio d’azione – si riescono a fare dei giri che normalmente neanche prendevamo in considerazone ed anche per il commuting diventa interessantissimo
  • La biomeccanica  – il cuore lavora alla stessa altezza delle gambe garantendo una migliore circolazione, il diaframma non risulta compresso facilitando la respirazione, nessuna parte del corpo risulta essere compressa in maniera innaturale, non peggiorando la circolazione in nessuna zona ed evitando anche molti indolenzimenti, con una posizione corretta nessun muscolo è sotto eccessiva tensione e questo avviene mantenendo una perfetta visuale davanti a noi  quindi una costante sicurezza attiva, i problemi al “soprasella” svaniscono come d’incanto al pari della necessità di fondelli vari, è cosa buffa vedere come il marketing per rendere le specialissime sempre più leggere ci proponga-imponga costosissime selle minimali senza imbottitura alcuna, che viene però trasferita in peso, materiali e costo aggiuntivi sui “mutandoni”.
  • La sicurezza  – proprio così la sicurezza, come si diceva prima con le recumbent si guarda avanti, non si è mai costretti ad abbassare lo sguardo per sgranchire il collo o la schiena, esattamente come succede in auto si ha il perfetto controllo del campo visivo e con un buon specchietto (indispensabile) anche una costante visione di ciò che avviene alle nostre spalle; nella malaugurata eventualità di una caduta si cade sempre piedi avanti evitando grossi traumi cranico-facciali ma anche le frequenti fratture alla clavicola, si può dire che gli arti superiori sono più al sicuro ed il primo impatto con il suolo avviene normalmente col la coscia che impatta dopo una corsa verticale massima inferiore al metro, finanche inferiore ai 30 centimetri… anche se puo’ sembrare strano anchè la sicurezza attiva è alta per non dire superiore sostanzialmente perchè anche se molte recumbent sono più basse di una classica bici risultano molto più visibili proprio grazie alla loro sagoma particolare, diversa, che attiva l’attenzione degli automobilisti facendoli stare più “alla larga”; é divertente che a volte si venga apostrofati da qualche automobilista al motto: ma dove vai? non ti si vede neanche… quando proprio la nostra diversità a fatto si che l’informazione passata dall’occhio abbia risvegliato il cervello e che questo risveglio forzato dalla “trance” automobilistica abbia causato il fastidio di porre attenzione con relativo inveire!
  • L’aerodinamica  – importantissima, e lo è tanto più le velocità aumentano, il famoso gatto che si morde la coda, la cosa sorprendente è che una recumbent tutta carica di armi e bagagli pronta per una “intensa” attività di cicloturismo, quando caricata con attenzione, è addirittura più filante della stessa bicicletta scarica, se poi si sceglie per una carenatura aerodinamica portatutto in coda, le prestazioni velocistiche possono aumentare sino a rasentare il +20% a parità di potenza applicata rispetto alla classica specialissima nuda e cruda, diciamo con borraccia piena… e questo porta a
  • Cicloturismo perfetto  – proprio così, la comodìtà unita alla visuale panoramica, che diviene incomparabile nei modelli con il manubrio sotto la sella, in aggiunta alla grande capacità di carico pur mantenendo doti dinamiche eccezzionali, fanno della recumbent un perfetto mezzo da cicloturismo e grandi raid, non è difficile percorrere anche più di 150 km al giorno pur prendendosi il tempo di visitare le bellezze che si incontrano lungo la strada.

Gli svantaggi: (difficile, un po come chiedere ad un innamorato i difetti della sua bella…    proviamo lo stesso)

  • Prezzo dei modelli di attacco normalmente più alto rispetto alle classiche bici. Questo è dovuto alle economie di scala molto minori viste le produzioni limitate; è anche vero che più si sale di gamma più questa forcella diminuisce ed anzi avviene che l’altissima gamma recumbent si piazza anche a metà dell’equivalente top a triangoli.
  • E’ più difficile pedalare in compagnia di ciclisti tradizionali. questo è dovuto alle “diverse” velocità che si tengono ed anche che la pratica, in sè pericolosa, dello stare a ruota è un po’ più complicata ma anchè meno vantaggiosa; diciamo che si può fare da capogruppo…
  • Il peso di taluni modelli porta ad una minor velocità in salita e per salita intendo quando si supera il 6-7% di pendenza, sotto questo limite ha ancora prevalenza il vantaggio aerodinamico visto che normalmente le velocità sono ancora superiori ai 20 km/h; per salire veloci sopra al 10% è necessaria una bici leggera ed un allenamento specifico, infatti nella pedalata reclinata entrano in gioco alcune fasce muscolari diverse che è quindi giusto allenare a modo quando si cerca la massima prestazione.
  • Partire dagli stop, con alcuni modelli, può essere più complicato del normale al pari di circolare in città con traffico elevato. La guida nel traffico intenso è appunto più difficoltosa, e le biciclette tradizionali sfoderano qui la loro superiore agilità. Questo vale in particolare per le bici più basse, molti nuovi modelli sono più alti e quindi molto meno svantaggiati.
  • In caso di ostacoli particolari come grandi buche o binari del tram, è più difficile prendere contromisure, anche perchè spesso non si vede il punto di contatto tra strada e ruota e non è possibile far saltare tutta la bici in stile trialistico, si deve perciò rallentare maggiormente e tentare di assorbire l’urto. E’ importante intersecare i binari con un angolo quanto più vicino possibile ai 90°, ma questa è buona norma in ogni caso.

articolo tratto da: www.eretic.it

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *