IL CENTRO ANATOMICO DI SELLA

Il centro anatomico della sella Se si confrontano selle di diversi marchi, ma anche solo diversi modelli all’interno dello stesso marchio ci si accorge di come le misure sono differenti tra una sella e l’altra. Mentre la larghezza può avere interesse per quanto riguarda la compatibilità o meno tra il ciclista ed una determinata sella, la lunghezza viene chiamata in causa direttamente per quanto riguarda la posizione in bicicletta. Nel posizionamento in sella vengono generalmente utilizzate misure che fanno riferimento diretto alla punta della sella. Come regolarsi se le selle variano in lunghezza. Un riferimento univoco Ecco che entra in ballo il cosiddetto “centro anatomico” della sella. Questo riferimento è correlato al punto in cui poggiano le ossa ischiatiche sulla sella a prescindere dalla lunghezza del modello. Come centro anatomico viene comunemente accettato un punto che si trova a 12 centimetri dalla parte posteriore della sella stessa. Il centro anatomico della sella viene anche riferito al punto in cui il prolungamento stesso del cannotto sella incrocia la zona di appoggio. Difficile accettare come corretta questa affermazione poiché tende ad escludere lo scorrimento che si può far fare al telaio della sella sul cannotto stesso. Avendo però chiaro il centro anatomico della propria sella si può avere un riferimento univoco a dove il ciclista va a posizionare il bacino ed è proprio questo punto che ci permette di trovare la giusta posizione su una bicicletta anche se si cambia il modello della sella. Se prendete le misure, allora, è meglio avere ben chiaro il centro anatomico della sella per poter avere la posizione esatta anche quando si cambia la sella. Ovviamente se si opta per una semplice sostituzione della sella con un modello identico ma solo più nuovo può andare benone anche il riferimento comune alla punta della sella. Nella definizione del punto anatomico fa eccezione una sella come la Arione di Fi’zi:k. Questo modello, infatti, oltre ad essere più lungo della media, è dotato di alette elastiche che permettono al bacino di avere diverse posizioni ideali anche scorrendo sulla sella stessa.   (N.B.Pubblico questo materiale non per arrogarmi meriti che non ho ma semplicemente per raccogliere tutte le informazioni che ho trovato utili nel corso dei miei studi e test in un solo posto comodo da consultare. ALEX...

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LA SELLA questa sconosciuta

La sella è il fondamentale punto d’appoggio del ciclista, che comodamente seduto puo allungarsi sul telaio nella ricerca della migliore posizione aerodinamica o salire “ancorato” al manubrio. La posizione “seduta” viene abbandonata negli scatti improvvisi, nelle volate o per affrontare tratti in forte pendenza, quando in “danseuse” si riacquista una posizione eretta e si ritorna quasi pedoni . La sella è elemento importantissimo della bicicletta e nel corso degli anni si è evoluta, non tanto nelle forme, ma soprattutto nell’uso dei materiali che hanno consentito di raggiungere livelli di comfort e leggerezza sorprendenti (sono in circolazione sellini completamente in carbonio del peso di 100 grammi ! ) . Gli studi ergonomici hanno fatto il resto e sul mercato sono presenti selle per uomo o donna, con o senza “buco”, con la punta smussata o ribassata, con o senza imbottitura, con scafo stretto o largo, dure o morbide… Insomma, il mercato è in grado di rispondere , praticamente, a qualsiasi esigenza . Ogni ciclista ha caratteristiche proprie e necessità di una sella di certe dimensioni e con determinate caratteristiche . Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, selle troppo morbide, eccessivamente imbottite, non vanno bene per la pratica del ciclismo agonistico o amatoriale, dove si percorrono lunghe distanze con molte ore di sella . Una struttura rigida e stabile, capace di millimetrici adattamenti (grazie all’impiego di elastomeri o materiali in gel ) è in grado di rispondere meglio e più efficacemente al continuo movimento indotto dalla pedalata . Compito di una buona sella non è il semplice sostegno (andare in bici non è come adagiarsi sulla poltrona di casa), la struttura ancorata al telaio non deve “smorzare” le energie , ma deve favorire il movimento delle gambe dando stabilità al bacino .   La Struttura Tradizionalmente la struttura della sella è scomponibile nei seguenti quattro elementi : telaio (o carrello), scafo, imbottitura e rivestimento o finitura . In modelli recenti (completamente in carbonio) non si ha l’imbottitura e neppure il rivestimento, ma solamente un sottile, leggero scafo di carbonio sagomato , con una eventuale scanalatura centrale per scongiurare pericolose compressioni nelle parti nobili del ciclista . Il telaio è costituito, generalmente, da due tubi – che possono essere di acciaio , titanio , carbonio , leghe di derivazione aeronautica o altri materiali compositi con l’impiego ad esempio di silicio o magnesio ecc. ) . I due tubicini vengono fissati al reggi sella con la possibilità di regolazioni in avanzamento e inclinazione . La regolazione della sella (di cui parleremo più avanti) è una operazione importantissima per la buona posizione in bici e per il rendimento ottimale della pedalata . Lo scafo (reso solidale coi tubi del telaio mediante incollaggio, incastro o fusione) deve garantire la necessaria elasticità e deformabilità per assorbire le vibrazioni e costituisce l’ossatura portante della sella . Viene realizzato nelle forme e con i materiali più disparati, si va dalla plastica, al carbonio, al titanio, al magnesio passando attraverso il nylon “caricato” con fibre di carbonio o altri materiali di ultimissima generazione (nanotecnologie, ryslan ecc.) spesso in abbinamento con elastomeri, inseriti nelle zone più sollecitate con il compito di attenuare le continue vibrazioni . Per l’imbottitura (non sempre presente) le Aziende ricorrono a schiume di poliuretano, elastomeri, materiali in gel e in alcune soluzioni gli spessori vengono differenziati nei diversi punti di appoggio per aderire meglio alle “forme” del ciclista . Infine il rivestimento, l’ultimo tocco – che può essere in pellame, materiali sintetici o microfibre (microtex, microfeel, ecc.) – deve risultare resistente e traspirante, ha funzione protettiva per l’eventuale imbottitura e, pur avendo superficie liscia e priva di rugosità, deve assicurare un certo grado di aderenza, ovvero non deve far “scivolare” il ciclista scongiurando il cosiddetto effetto “slip” . Le selle vengono sottoposte a verifiche e collaudi molto rigorosi per testarne la resistenza. In base alle norme di...

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TELAIO E MISURE: altezza della sella

L’altezza di sella, ovvero la misura che va dal bordo superiore del centro anatomico di sella al centro del movimento centrale, è una quota da scegliere con molta attenzione, dal momento che condizionerà la dinamica della pedalata e l’estensione degli arti inferiori. Scegliere la misura giusta del telaio serve ad evitare errori grossolani e aiuta a trovare la posizione ideale ma da sola non basta; una volta individuata la quota- piantone, è necessario collocare la sella all’altezza esatta, in proporzione alla misura del cavallo e al tipo di pedalata che si vuole ottenere. Dal momento che l’escursione verticale del reggisella può essere notevole, determinare l’altezza di sella diventa un’esigenza primaria rispetto a tutte le altre misurazioni; un telaio non perfettamente dimensionato può essere adattato alle quote antropometriche del ciclista agendo proprio sull’altezza di sella. Il segmento AS rappresenta la quota relativa all’altezza di sella. Il centro anatomico di sella S è il punto dove cade l’appoggio ischiatico che sorregge il ciclista. L’altezza di sella rappresenta quindi una quota fissa alla quale il ciclista dovrà fare sempre riferimento per adattare alle proprie misure qualunque tipo di telaio sia esso della “taglia” giusta che sovra o sotto dimensionato. In pratica un errore di dimensionamento del piantone si può correggere alzando o abbassando la sella, mentre l’altezza di sella non ammette errori. Ne risentirebbe l’efficienza del ciclista sul mezzo con conseguenze indesiderate come infortuni ai legamenti, dolori muscolari e articolari, oltre al fatto di dover fare i conti con una pedalata inefficace e affaticante. La tesi più accreditata e utilizzata per il calcolo dell’altezza di sella è di tipo matematico e venne formulata negli anni ottanta dal campione francese Bernard Hinault nel libro Ciclismo su strada (1990 Sperling & Kupfer). Hinault fissava il rapporto tra cavallo e altezza di sella con un coefficiente di 0,885, ovvero, per un ipotetico cavallo di 100 cm si deve collocare la sella a 88,5 cm dal movimento centrale. Prima della diffusione di questo metodo, la sella veniva posta in modo che il ciclista seduto toccasse entrambe le punte dei piedi a terra oppure si sistemava la pedivella in posizione di prolungamento del tubo piantone e, con il tallone sul pedale, si tendeva la gamba per la sua massima estensione e si fissava la sella all’altezza ottenuta. Il rapporto “cavallo-altezza sella” che suggerisce Hinault, unito come vedremo in seguito all’inclinazione del piantone, è il risultato di numerosi studi biomeccanici e rappresenta il miglior compromesso tra comodità ed efficienza; gli angoli di lavoro degli arti inferiori che ne derivano, permettono al ciclista di compiere una pedalata equilibrata e ben distribuita, senza far soffrire muscoli e legamenti nei punti più critici del gesto ciclistico, ovvero i passaggi del pedale nei “punti morti” superiore (pms) e inferiore (pmi), dove la spinta diventa praticamente nulla. Quindi, meno il pedale si sofferma sul pms e il pmi e più la pedalata risulta “rotonda” ed efficiente.   Una sella troppo alta  pregiudica la fluidità nel passaggio del pedale sul pmi dal momento che si costringe la gamba ad effettuare un’estensione troppo ampia che rallenta l’azione degli arti e affatica muscoli e legamenti. Una sella collocata troppo in basso invece rende problematico il passaggio al pms, in quanto la leva costituita dal femore lavorerebbe con una posizione molto orizzontale che, è stato provato, creerebbe tensioni a carico dei muscoli della coscia, dal momento che fatica a trovare la verticalità che la spinta sui pedali richiede.     Altri piccoli accorgimenti però dovrebbero accompagnare la sistemazione dell’altezza di sella poiché vanno ad influire in maniera consistente sul risultato finale. Prima di tutto il tipo di pedalata del ciclista: di tallone (figura 8a) o di punta (figura 8c). Una pedalata di tallone, cioè con il tallone più basso rispetto all’asse del pedale in fase di spinta, comporta un segmento di dimensioni ridotte tra ginocchio e metatarso; l’esatto...

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