IL MANUBRIO DA CORSA

Il manubrio della bici da corsa (detto curva  o piega) conferisce una certa linea e stile alla bici stessa, rendendola pressoché inconfondibile rispetto alle altre biciclette. Chiamato “a corna d’ariete” in quanto con la sua forma arcuata nella parte esterna ne richiama l’immagine, ha origini antichissime, quanto la bicicletta stessa.

Nelle prime biciclette di fine Ottocento, infatti, era necessaria una presa più bassa del manubrio rispetto a dove lo sterzo fuoriusciva dal telaio, per un migliore controllo del mezzo stesso, che presentava una ruota anteriore molto grande. Da lì si svilupparono manubri sempre con la possibilità di presa bassa, ma con il tempo, adottando ruote anteriori più piccole, ci fu la possibilità di afferrare il manubrio in maniera sicura anche in presa alta, vicino a dove questo si connette all’attacco.

La forma del manubrio, pur essendo essenzialmente la stessa, può cambiare le proprie caratteristiche a seconda dei modelli. Si possono distinguere anche in questo caso varie tipologie diverse

 

  • La Curva Manubrio

    Curva, piega o semplicemente manubrio. Sono questi i termini con cui si sente parlare di quel tubo ricurvo che permette l’appoggio delle mani sulla bicicletta ma anche di governarne la direzionalità.

    Le curve manubrio possono essere in acciaio, in alluminio oppure in carbonio (in giro c’è anche qualche esempio in titanio) e si differenziano per pesi, forme e geometrie.

    Le forme della curva
    Vi sarà capitato di sentire parlare di manubrio a cassetta o da pista o curva italiano o belga… facciamo chiarezza.

    Linea squadrata
    La curva a cassetta o belga o “alla Merckx” è un manubrio con la parte superiore piuttosto dritta e la curvatura secca alle estremità. La parte dove vengono fissate le leve dei freni è regolarmente arrotondata.

     

    Linea morbida
    La forma italiana è detta anche “alla Gimondi”, già, era proprio il rivale di Merckx ad utilizzarla e diventarne una bandiera.
    È caratterizzato da una forma più curvilinea, la parte superiore inizia a degradare verso il basso già a pochi centimetri dall’attacco manubrio.

     

    Curve da pista
    Di questa tipologia fanno parte i manubri destinati all’impiego specifico della pista. Morfologicamente sono un’accentuazione della forma “alla Gimondi” con una parte alta molto inclinata e neppure comoda per l’appoggio delle mani. Sono specifiche per la pista proprio perché qui le mani vengono tenute esclusivamente nella parte bassa del manubrio per avere sempre il massimo del controllo sulla bicicletta.

     

    Le pieghe moderne
    Dopo essere andati di moda alternativamente i due tipi anche in base alla peferenze di ogni ciclista, il merato è approdato a curve manubri più sofisticate.
    Il primo a proporre curve dall’aspetto più moderno fu Modolo negli anni ottanta. Le curve della casa veneta sono state le prime a considerare il concetto di ergonomia e a svilupparlo in maniera specifica. Le pieghe manubrio hanno iniziato ad avere angoli più netti in modo da fornire al ciclista un appoggio decisamente migliore grazie alla maggiore superficie di contatto tra palmo della mano e manubrio.
    Attualmente praticamente tutte le curve che si trovno in commercio sono dotate di una sagomatura speciale per la parte bassa. Spesso poi si hanno forme specifiche anche per la zona alta permettendo, di fatto, nuovi posizionamenti delle mani.

    Le curve da cronometro
    Sono manubri particolari studiati per dare al ciclista la massima posizione aerodinamica per ottenere le massime prestazioni nelle prove contro il tempo. I manubri da cronometro sono anche detti “a corna di bue” per la forma che li caratterizza. Solitamente sono impiegati con prolunghe aerodinamiche che permettono di chiudere le braccia a cuneo miglirando il coefficiente aerodinamico dell’insieme uomo-bicicletta.

    Le curve Wing
    Si tratta dell’ultima tipologia di manubri comparsi sul mercato. Con questo termine vengono definite quelle curve che hanno la parte superiore a sezione ellittica dando, di fatto, un appoggio molto ampio al palmo della mano. Sono anche molto belle esteticamente poiché danno alla bici una linea più filante. Queste curve sono nate con l’affermarsi della fibra di carbonio che permette lavorazioni più particolari sulle forme. Sul mercato sono presenti anche curve di questo tipo realizzate in lega leggera.

 

Misura del manubrio

Il manubrio deve essere commisurato alla larghezza delle spalle. L’enunciato è corretto ma metterlo in pratica significa scontrarsi con una serie di dubbi.

Intanto la misurazione delle spalle. Quella da considerare è la distanza tra le sporgenze superiori delle spalle. Quelle per intenderci che segnalano il punto dell’articolazione.
Questa misura dovrebbe essere riportata nella misurazione del manubrio.

Il riferimento standard della misura del manubrio indica la distanza tra il centro delle due estremità finali del manubrio. Bisogna fare attenzione, quando si sceglie un nuovo modello o ci si confronta con qualcuno, di stabilire di che tipo di misura si sta parlando se centro-centro oppure fine-fine. Alcune case, infatti, prendono in considerazione questo metodo di misurazione col rischio di gnerare qualche confusione.

Misura perfetta?
Non è necessario che la misura delle spalle sia rispettata al millimetro (d’altra parte il mercato non contempla questa possibilità) tuttavia è bene tener conto che un manubrio sbagliato può provocare un indolenzimento della muscolatura e, se eccessivamente stretto, anche ridurre la capacità toracica e quindi avere effetti negativi sulla respirazione. Non sono pochi i ciclisti che preferiscono manubri un po’ più larghi della misura perfetta. In questo caso le abitudini hanno un loro valore da rispettare.

Altre misure
Le tipologie di manubio spiegate nella pagina di apertura oltre che differenziare il tipo di appoggio delle mani sulla curva ed essere differenti esteticamente sono anche quantificabili con due misure chiamate Reach e Drop e schematizzate nell’immagine qui a sinistra.
Il drop (D) è la distanza tra l’appoggio inferiore (considerato nel punto più basso dell’impugnatura) e la parte superiore (solitamente orizzontale al terreno).
Il reach (R) è la misura della profondità della curvatura. Questo valore può risultare importante poiché influisce direttamente sulla posizione in bicicletta modificando la distensione del busto e delle braccia quando l’impugnatura scende verso il basso.

Altri valori da considerare (ma difficilmente indicati nelle specifiche di un manubrio) riguardano anche gli angoli di curvatura e la lunghezza dell’appoggio inferiore.
Gli angoli sono determinanti specialmente per la distanza delle leve freno dal manubrio. Ciclisti di piccole dimensioni, donne, o semplicemente chi ha le dita un po’ più corte, possono trovarsi in difficoltà nel raggiungere con sicurezza le leve dei freni. Spesso si sopperisce abbassando un po’ il corpo leve sulla curva, ma si rischia di rendere scomodo l’appoggio delle mani nella parte superiore.
Proprio a questo scopo sono stati pensati dei manubri con angoli specifici per avvicinare le leve alla curva.
La lunghezza dell’appoggio inferiore influenza la superficie di contatto con il palmo della mano. Può essere una buona idea fare qualche prova, al momento di scegliere una nuova piega, per verificare quale si addice di più alle proprie caratteristiche.

 

I materiali delle pieghe da corsa sono vari e cambiati nel corso degli anni:

  • acciaio cromato: era il materiale classico della curva da corsa fino agli anni ’60, in pista venne utilizzato poi anche successivamente (in quanto il peso non era un fattore così importante come su strada, mentre la robustezza della curva stessa era preferibile)
  • alluminio: proposto per la prima volta dalla Cinelli negli anni ’60, è rapidamente il materiale pressoché universalmente utilizzato per realizzare manubri da corsa. Più leggero dell’acciaio e facilmente lavorabile, ha anche una discreta resistenza meccanica. Attualmente sta cedendo il passo al carbonio nell’alta gamma, ma si realizzano anche pieghe alari in alluminio.
  • carbonio: come per quasi tutti gli altri componenti della bici, anche la piega è stata realizzata, con successo in carbonio. Le caratteristiche del materiale ha permesso lo sviluppo di pieghe alari ed integrate all’attacco. La piega in carbonio permette una comodità maggiore grazie alla proprietà del materiale di smorzare le vibrazioni, nonché una sagomatura anatomica per assecondare al massimo l’ergonomia.
  • titanio:l’uso del titanio per pieghe da corsa è poco più che a livello prototipale

http://lanerossi.altervista.org/tecnica/partibici/manubriocorsa.htm

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