Il telaio della bici da corsa

telaio da corsaArticolo di Paolo Pinzuti tratto da :www.bikeitalia.it

Il telaio è la parte più importante della bicicletta. Quella che, oltre a reggere tutti i componenti, determina la posizione in cui staremo seduti per diverse ore mentre affronteremo salite insormontabili, cercheremo di stare a ruota degli amici o scatteremo verso il traguardo alzando le mani al cielo. Per questo motivo proprio il telaio è la prima cosa a cui si deve prestare attenzione.

La giusta misura

Un tempo le misure dei telai venivano espresse in cm che rappresentavano la lunghezza del tubo orizzontale, poi, quando sono stati introdotti i primi telai con la geometria sloping (ovvero con il tubo orizzontale leggermente in “discesa”) questa unità di misura ha perso di significato ed è stata sostituita con le taglie come nell’abbigliamento, dalla XS alla XL e oltre.

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Nonostante questo, è ancora possibile orientarsi: la maggior parte delle case costruttrici per ogni modello presenta anche la relativa geometria riportando quindi la lunghezza della linea orizzontale che va dalla serie sterzo fino al tubo reggisella (L). Questa misura può essere un buon indicatore per individuare la taglia giusta sulla base delle nostre misure fisiche, ovvero statura e distanza del cavallo da terra che dovranno essere incrociate sulle tabelle apposite fornite dai produttori.

Il valore indicato nella tabella, però, è puramente indicativo e, in alcuni casi, può essere addirittura fuorviante poiché può capitare di ritrovarsi esattamente a metà tra due taglie. In questo caso vale la pena puntare sulla misura inferiore poiché è più semplice rimediare a un telaio troppo piccolo che a uno troppo grande. Ad ogni modo nulla può sostituire la prova in sella durante la quale il nostro corpo (e l’occhio attento di qualcuno che valuterà la nostra posizione in sella) ci dirà se siamo seduti sulla bicicletta che fa per noi.

Trovata la misura giusta, occorre però confrontarsi anche con le altre misure del telaio: poiché la bicicletta è composta da due triangoli, è sufficiente cambiare anche di pochi millimetri uno qualsiasi dei lati per modificare radicalmente la posizione in sella.

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Performance vs. Comfort

Qualunque bicicletta noi possiamo prendere in considerazione può essere collocata idealmente lungo un continuum che va da “comodo” a “performante”: le biciclette sono infatti macchine per trasformare la forza dei muscoli in velocità e, per farlo nel modo più efficiente possibile, occorre che il nostro corpo sia posizionato nel modo giusto.

 

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Per rendersene conto basta guardare un atleta nel corso di una gara a cronometro: la sua posizione in sella consente di sviluppare la massima spinta possibile, ma a nessuno verrebbe in mente di dire che se ne sta comodo. In questo caso il ciclista ha la schiena molto arcuata in avanti e le braccia sono molto più basse rispetto al sedere, mentre il sellino è praticamente verticale rispetto alla posizione del movimento centrale.

Questo elemento ci permette di arrivare alla conclusione che quanto maggiore è l’angolo di inclinazione del tubo piantone rispetto al terreno (nella figura 1 espresso con la lettera “A”), tanto maggiore sarà la capacità di spinta del ciclista in sella, ma anche la difficoltà di mantenere la posizione per periodi di tempo prolungati. Viceversa, un angolo A ridotto, consente una maggiore comodità ma anche una minore azione sui pedali.

Un altro aspetto che incide notevolmente sulla performance e, di conseguenza, sulla comodità di un telaio è la lunghezza del carro posteriore (nella fig. 1 indicato con L1): quanto più corto è il carro posteriore, tanto maggiore sarà la reattività della bici alla pedalata, viceversa, un carro posteriore lungo significa una minore possibilità di ricevere scossoni e vibrazioni quando si cambia la frequenza di pedalata.

Un ulteriore elemento che determina la comodità (e quindi la performance) potenziale di un telaio è dato dall’angolo del tubo dello sterzo associato all’inclinazione della forcella (nella figura 1 espresso con la lettera A1): quanto più questo è verticale, tanto maggiore è la reattività della bicicletta durante le curve ma, allo stesso tempo, è anche maggiore la trasmissione delle vibrazioni alle braccia e alle spalle di chi va in bici.

Giudicare un telaio dalla semplice geometria su carta è estremamente complicato e in ogni caso occorre salire in sella per provare l’effetto che fa, tenendo ben presente che quanto più la sella è alta rispetto alla posizione del manubrio, tanto più avremo una posizione aerodinamica che però rischia di causare difficoltà di respirazione per la compressione del diaframma e che ci stancherà molto nelle lunghe percorrenze.

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