Bici da strada o bici da triathlon?

Articolo tratto da:mag.endu.net diFilippo Tommasini Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento esponenziale del numero di atleti che si cimenta nelle gare “no-draft” ed in particolare nei mezzi ironman e nei full ironman. La domanda che impazza tra gli appassionati delle lunghe distanze è: bici da triathlon o bici da strada? Esiste una risposta giusta valida per tutti? Assolutamente no! Vediamo insieme quali sono le principali caratteristiche e gli aspetti da tenere presente nella scelta. Un po’ di storia e di teoria Innanzitutto qual è l’idea di fondo che ha portato negli anni 80 alla nascita di queste biciclette? L’idea è sintetizzata nel disegno qui sotto. Per ricercare l’aerodinamica, e cioè in prima battuta un modo per “stare più bassi”, si sono inventate le prolunghe (aerobars); ma questo da solo non funzionava perché mantenendo le geometrie da strada il ciclista si trovava con l’angolo busto/coscia molto schiacciato con conseguente difficoltà di respirazione e accorciamento dello psoas (con conseguenti dolori nella corsa una volta scesi dalla bici). Portando in avanti la sella, e rendendo più verticale in tubo della sella, si è riusciti a mantenere lo stesso angolo busto/coscia portandosi più in basso; se vediamo l’immagine possiamo vedere che l’angolo è a 90 gradi sia nella posizione road che nella posizione TT, ma l’atleta è decisamente più basso. Facciamo quindi una prima fondamentale affermazione: la bici da triathlon è fatta per essere usata stando sulle prolunghe, altrimenti perdiamo il suo principale vantaggio aerodinamico. Pro e contro in sintesi Comfort: la posizione da strada è sicuramente più confortevole di quella TT in quanto il collo non va in iperestensione per guardare avanti e il tubo sella più inclinato rende più agevole la pedalata soprattutto in salita. Guidabilità: sicuramente le geometrie da strada rendono più semplice la guida veloce in discesa rispetto a quelle TT, anche se le recenti tri-bikes hanno migliorato molto questa caratteristica. Peso: le tri-bikes hanno tubi più generosi e devono garantire elevata rigidità, quindi sono un po’ più pesanti delle bici da strada; credo tuttavia che questo sia un aspetto irrilevante in quanto, nella quasi totalità dei percorsi dei 70.3 e degli ironman, fa risparmiare molto più l’aerodinamica rispetto a differenze anche significative di peso. Aerodinamicità: come già detto, qui non c’è storia (se si sta sulle prolunghe…) Allora mi serve proprio una bici da triathlon? La bici da triathlon è sicuramente un’ottima scelta se abbiamo in programma un 70.3 o un ironman con un percorso con dislivello non eccessivo, dove potremo sfruttare il più possibile la posizione “crono”. Attenzione però: è indispensabile investire tempo nei mesi precedenti la gara per abituarsi ad una posizione dove lavorano molto di più i muscoli posteriori della coscia ed i glutei, che vanno quindi allenati. Inoltre la posizione più bassa richiede una serie di adattamenti della parte cervicale della colonna vertebrale: infatti per guardare avanti stando in posizione “crono” dobbiamo iperestendere il collo; le prime volte sicuramente non sarà semplicissimo. E’ decisamente consigliabile investire qualche euro nel farsi aiutare da un buon biomeccanico a trovare la nostra posizione ideale, che dovrà tenere conto delle nostra caratteristiche morfologiche e della nostra flessibilità muscoloscheletrica; inoltre ci verrà suggerito un “percorso” di progressivi adattamenti per arrivare gradualmente alla posizione ottimale. E se usassi una bici da strada con le prolunghe? Anche in questo caso non esiste una risposta univoca. Sicuramente in termini di budget e di tempi di adattamento, rappresenta la soluzione più vantaggiosa. Abbiamo visto il giovane fenomeno norvegese Gustav Iden vincere il mondiale 70.3 a Nizza facendo segnare il miglior tempo con una bici da strada dotata di un paio di prolunghe (nella top ten è stato...

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Restauro Railegh: montaggio movimento centrale e guarnitura

Un altro passo avanti nel restauro della Raleigh anni 20. Oggi ho montato la forcela posteriore, il movimento centrale e a reativa guarnitura. Come si può motare dalle foto  la guarnitura é stata solo lucidata mantenendo la nichelatura originale e questo perché non ho voluto cancellare i segni del tempo (quasi un secolo.  ...

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quando cambiare la catena: MISURATORE ALLUNGAMENTO CATENA

Articolo tratto da: www.granfondonews.it  a cura di Giuliano Salvi – Salvi Bike Store Quanti chilometri posso fare prima di cambiare la catena? La catena è uno dei componenti fondamentali della bicicletta, la manutenzione non deve essere trascurata affinché la sicurezza e la scorrevolezza della pedalata siano sempre garantite. NON esiste un chilometraggio! Posso garantirvi che ho visto catene completamente usurate e compromesse dopo soli 2500/3000 chilometri, mentre altre catene ancora ben messe e non del tutto usurate dopo 10000 chilometri! Diversi sono i fattori che determinano l’allungamento della catena e l’usura precoce della stessa. SCARSA LUBRIFICAZIONE Pedalare con la catena “secca” è deleterio per i componenti interessati alla pedalata e cioè la TRASMISSIONE (corone anteriori, pignoni posteriori e catena) provate a immaginare il motore della vostra auto con poco olio! La scorrevolezza diminuisce e gli attriti che si creano aumentano, quindi una fatica maggiore a pedalare e un dispendio maggiore di energie; la poca lubrificazione può determinare anche la rottura improvvisa della catena causando gravi cadute, provate a immaginare di rompere la catena mentre siete in piedi alla sella e state scattando! INCROCIRE TROPPO LA  CATENA Mi capita spesso di pedalare in gruppo e vedere ciclisti affrontare intere salite con la corona più grande davanti( 50/52/53) e il pignone più grande dietro(25/26/27/28…)   oppure il contrario, davanti il 34/36/39e dietro l’11/12/13….   CAMBIARE SOTTO SFORZO In fase di cambio pignone posteriore o corona anteriore, consiglio di “alleggerire” lo sforzo sui pedali, ovviamente non dobbiamo smettere di pedalare ma dobbiamo solo dare meno pressione sui pedali. Vedo spesso cambiate sotto sforzo addirittura fuori sella!   POCA MANUTENZIONE La catena sporca e il voler salvare la situazione continuando a mettere olio è controproducente, accumulare olio e sporco provoca quello che io chiamo effetto “abrasione”, cioè il consumare precocemente la trasmissione;mettere tanto olio non lavando prima la catena non serve a nulla, anzi peggiora la situazione. COME FACCIO A SAPERE QUANDO LA CATENA E’ USURATA? dobbiamo avere a disposizione un attrezzo chiamato MISURATORE ALLUNGAMENTO CATENA, tale attrezzo non è nient’altro che un calibro con due misurazioni preimpostate  (0, 075 e 0, 1). Passo ora a spiegarvi come usare il misuratore catena aiutandomi con qualche foto. Il misuratore catena, inserito dalla parte in cui troviamo il valore preimpostato 0, 075 NON entra nelle maglie della catena= CATENA BUONA e non da sostituire. l misuratore catena inserito sempre dalla parte in cui troviamo il valore 0, 075, ENTRA tutto nella catena= CATENA BUONA ma in fase di allungamento. Giriamo il misuratore dalla parte in cui troviamo il valore 0, 1 e lo inseriamo nella catena, NON entra tutto nelle maglie della catena= CATENA BUONA. Il misuratore catena, inserito sempre dalla parte del valore 0, 1 entra quasi tutto nella catena=CATENA DA SOSTITUIRE! Detto ciò si deduce che la catena è da sostituire quando il suo allungamento è tra 0, 075 e 0, 1 (possibilmente il più vicino possibile al valore 0, 1). Un consiglio importante: non aspettate a cambiare la catena quando il misuratore catena (usato dalla parte del valore 0, 1) entrerà tutto nella catena, perché avrete cominciato anche ad usurare in modo irreparabile i denti dei pignoni posteriori e le corone anteriori.   Giuliano Salvi Nato a Zogno (Bg) nel 1970, appena conseguito il diploma di maturità scientifica, inizia a lavorare nel negozio di famiglia “Cicli Salvi” affiancando il padre. Il 1989 vede la nascita, in società con il fratello Franco, di Salvi Bike Store, la nuova realtà legata alla vendita e riparazione di biciclette. Nel 1992 occupa il posto di Assistente Tecnico Nazionale Militare ai Campionati Mondiali di Ciclismo a Pordenone,...

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La tua crono: il riscaldamento pregara

articolo tratto da: www.ruoteamatoriali.it  a cura di : Leonardo Olmi   La fase del riscaldamento prima di una prova a cronometro, potrebbe sembrare un qualcosa di facile e banale, invece, come sottolineerà più volte il nostro Max Lelli, è una fase molto delicata che va fatta con cura e a cui va dedicato il suo tempo, senza ne esagerare ne sottovalutare, poiché è quella che ci porterà, come ama dire il corridore toscano, in “pressione”. La chiave di una buona crono è un buon riscaldamento! Su questo non vi sono dubbi! Non mettiamo in discussione che tutti i più piccoli dettagli dalla scelta della bici e le ruote, alla biomeccanica e l’allenamento siano importantissimi,  ma se abbiamo fatto tutto bene fino ad ora, dovremo cercare di non buttare al vento l’ottimo lavoro svolto a causa di un cattivo riscaldamento che potrebbe compromettere la nostra prestazione. Un riscaldamento insufficiente potrebbe farci partire un po’ “scarichi” non consentendoci di dare il massimo. Mentre la condizione opposta, ossia un over riscaldamento potrebbe farci andare troppo in acido lattico con il rischio di ritrovarci con gambe inchiodate e i crampi dopo pochi chilometri. Quindi, attenzione ad affrontare con molta cura e scrupolo questa fase della crono, perché ne andrà del vostro risultato finale. PREPARARE UNA CRONO E’ PIU’ FACILE CHE UNA CORSA SU STRADA. Max, ricollegandoci per un attimo alla puntata precedente, so che volevi aggiungere qualcosa in merito alla preparazione, vero? Si esatto, l’ultima volta abbiamo parlato di allenamento, ma ci tengo a ricordare che preparare una crono è comunque più facile che preparare una gara su strada, poiché mentre per la crono, una volta fatte tutte le nostre cose per bene (posizione in bici, stretching, alzare la soglia, dietro moto, ecc..) potremo affrontare la gara, dove saremo noi da soli a lottare contro il tempo, nelle corse su strada (visto che molti dei lettori di INBICI gareggiano anche su strada), per abituarci al ritmo di gara, ossia come diciamo noi in gergo alle famose “legnate”, avremo bisogno di fare delle gare, poiché soltanto quelle ci daranno quello spunto in più che ci consentirà di superare quel cancelleto di preparazione vera e propria alla gara. Ecco perché, quando facevo il professionista, ad inizio anno, febbraio e marzo, andavamo in Spagna a correre per trovare il ritmo di gara, che solo la corsa e non l’allenamento ci poteva dare. Scordiamoci di allenarci due mesi per le corse su strada, andare a correre ed essere competitivi. Con la crono invece si può fare. ALIMENTAZIONE Cosa e quando dobbiamo mangiare e bere prima e durante una crono? Consiglierei di mangiare del riso in bianco con parmigiano 2 ore prima della gara, e poi di prendere integratori con sali e zuccheri in modo da mantenere sempre alta la glicemia fino al momento della partenza. Più che altro dovremo fare attenzione a non arrivare con la glicemia bassa al momento dello start, in modo da evitare di provare quella sensazione di tremolio prima della partenza, che è un chiaro segno di una glicemia bassa, contro la quale non servirebbero a nulla ne i gel, ne le barrette, poiché ormai sarebbe troppo tardi per reintegrare la carenza di zuccheri. BERE MOLTO PRIMA e UN GEL SOTTO IL PANTALONCINO Bere molti sali prima della gara va bene, anche perché se si tratta di una crono di 20km, molto probabilmente, non sarà necessario portare dietro con se ne sali in borraccia ne gel. Consiglierei, invece, di portare un gel da tenere sotto il pantaloncino, e dell’acqua (non i sali, che a parere mio impastano troppo la bocca) se la crono...

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Pedali Raleigh anni 20

Liberati dalle reciproche pedivelle e smontati i perni e relativi cuscinetti  i pedali sono stati immersi in un bagno a base di acido cloridrico per circa 2 ore e dopo essere stati sciacquati abbondantemente  sono stati zincatitramite bagno galvanico. Come si può notare sul pedale di destra manca la calota protettiva del cuscinetto cosa a cui dovrò porre rimedio.  ...

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