La tua crono: il riscaldamento pregara

articolo tratto da: www.ruoteamatoriali.it  a cura di : Leonardo Olmi   La fase del riscaldamento prima di una prova a cronometro, potrebbe sembrare un qualcosa di facile e banale, invece, come sottolineerà più volte il nostro Max Lelli, è una fase molto delicata che va fatta con cura e a cui va dedicato il suo tempo, senza ne esagerare ne sottovalutare, poiché è quella che ci porterà, come ama dire il corridore toscano, in “pressione”. La chiave di una buona crono è un buon riscaldamento! Su questo non vi sono dubbi! Non mettiamo in discussione che tutti i più piccoli dettagli dalla scelta della bici e le ruote, alla biomeccanica e l’allenamento siano importantissimi,  ma se abbiamo fatto tutto bene fino ad ora, dovremo cercare di non buttare al vento l’ottimo lavoro svolto a causa di un cattivo riscaldamento che potrebbe compromettere la nostra prestazione. Un riscaldamento insufficiente potrebbe farci partire un po’ “scarichi” non consentendoci di dare il massimo. Mentre la condizione opposta, ossia un over riscaldamento potrebbe farci andare troppo in acido lattico con il rischio di ritrovarci con gambe inchiodate e i crampi dopo pochi chilometri. Quindi, attenzione ad affrontare con molta cura e scrupolo questa fase della crono, perché ne andrà del vostro risultato finale. PREPARARE UNA CRONO E’ PIU’ FACILE CHE UNA CORSA SU STRADA. Max, ricollegandoci per un attimo alla puntata precedente, so che volevi aggiungere qualcosa in merito alla preparazione, vero? Si esatto, l’ultima volta abbiamo parlato di allenamento, ma ci tengo a ricordare che preparare una crono è comunque più facile che preparare una gara su strada, poiché mentre per la crono, una volta fatte tutte le nostre cose per bene (posizione in bici, stretching, alzare la soglia, dietro moto, ecc..) potremo affrontare la gara, dove saremo noi da soli a lottare contro il tempo, nelle corse su strada (visto che molti dei lettori di INBICI gareggiano anche su strada), per abituarci al ritmo di gara, ossia come diciamo noi in gergo alle famose “legnate”, avremo bisogno di fare delle gare, poiché soltanto quelle ci daranno quello spunto in più che ci consentirà di superare quel cancelleto di preparazione vera e propria alla gara. Ecco perché, quando facevo il professionista, ad inizio anno, febbraio e marzo, andavamo in Spagna a correre per trovare il ritmo di gara, che solo la corsa e non l’allenamento ci poteva dare. Scordiamoci di allenarci due mesi per le corse su strada, andare a correre ed essere competitivi. Con la crono invece si può fare. ALIMENTAZIONE Cosa e quando dobbiamo mangiare e bere prima e durante una crono? Consiglierei di mangiare del riso in bianco con parmigiano 2 ore prima della gara, e poi di prendere integratori con sali e zuccheri in modo da mantenere sempre alta la glicemia fino al momento della partenza. Più che altro dovremo fare attenzione a non arrivare con la glicemia bassa al momento dello start, in modo da evitare di provare quella sensazione di tremolio prima della partenza, che è un chiaro segno di una glicemia bassa, contro la quale non servirebbero a nulla ne i gel, ne le barrette, poiché ormai sarebbe troppo tardi per reintegrare la carenza di zuccheri. BERE MOLTO PRIMA e UN GEL SOTTO IL PANTALONCINO Bere molti sali prima della gara va bene, anche perché se si tratta di una crono di 20km, molto probabilmente, non sarà necessario portare dietro con se ne sali in borraccia ne gel. Consiglierei, invece, di portare un gel da tenere sotto il pantaloncino, e dell’acqua (non i sali, che a parere mio impastano troppo la bocca) se la crono...

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Allenamento: lo scarico per ricaricare le batterie

Gironzolando qua e là  su internet, come faccio sempre, ho trovato quest’articolo relativo all’allenamento di scarico che ho trovato interessante. L’articolo  é di  Roberto Casati ed é stato tratto da: www.robertocasati.com Nel Ciclismo serve avere anche un po di “furbizia” e pazienza nel fare e programmare gli ALLENAMENTI DI SCARICO sia per il pre gara e sia per recuperare dal carico di allenamento oppure tra una serie di gare ravvicinate. Durante la preparazione,intesa non solo come preparazione di allenamento invernale,ma anche durante il periodo delle gare e quindi con relativi lavori specifici di richiamo tra una serie di gare,lo SCARICO è fondamentale,(in generale nelle mie preparazioni,inserisco sempre un giorno di scarico ed uno di riposo ad inizio settimana scarico lunedi,riposo martedi,ma è soggettivo e dipende dall’atleta ed altri fattori),perche se per esempio al mercoledi abbiamo dei lavori specifici da fare,ma le gambe sono ancora leggermente stanche dalla gara o allenamento del weekend è inutile massacrarle ancora al mercoledi o peggio il martedi perche la testa ci dice che bisogna allenarsi perche altrimenti si perde di condizione(la condizione la si perde proprio allenandosi troppo e male),ma si SCARICA con 1 oretta a Fondo Lento o comunque a range di battito tra i 100 e 120 bpm,e magari posticipiamo gli allenamenti al giovedi,ossia dobbiamo SEMPRE permettere al nostro corpo di supercompensare (recuperare fisiologicamente e quindi migliorare ancora un poco)lo stress muscolare allenante,questa è una delle leggi fondamentali per migliorare. PRIMA DI UNA GARA ad esempio alla Domenica,posso anche far eseguire uno scarico gia dal giovedi fino ad arrivare a fare solo un ora di scarico pre gara al sabato,ho visto e vedo ancora Ciclisti farsi 60-80km il giorno prima della gara o anche al venerdi. Un ulteriore consiglio è quello di fare sempre 3 settimane di carico e una settimana di scarico leggero con uscite blande. Quindi Gambe ok=posso caricare gambe stanche= scarico 1h ,se al giovedi le gambe non sono ancora al top e ho una gara alla domenica scarico ancora,riposo venerdi e scarico ancora sabato,ottenendo il massimo dalla curva di supercompensazione presente nella foto qui in...

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10 consigli per affrontare la tua prima granfondo, divertendoti

Ecco un bel articolo con alcuni utili consigli per affrontare con serenità la propria prima granfondo. L’articolo é tratto da: strada.bicilive.it a cura di Giacomo PellizzariQuesto post è dedicato  a tutti coloro che partecipano alla loro prima granfondo. Non a chi ci va per vincere o piazzarsi.Quelli che trovate sono suggerimenti, non regole. Sentitevi liberi di seguirli come no. Ognuno, in fondo, pedala a modo suo. 1. -3 giorni: no panic Mancano 3 giorni. Sei teso, nervoso, peggio: sei isterico. È la tua prima granfondo, bellezza: è normale che sia così. Un paio di consigli però te li do. Uno: non controllare in maniera troppo ossessiva il meteo, quello vero lo capirai solo il giorno prima. Due: non perderti in forum online ansiogeni dove c’è gente che cercherà solo di instillarti dubbi ulteriori. Per quanto possibile, rilassati. Fai l’ultima sgambata un paio di giorni prima della gara, in totale scioltezza (es: 60 km di pianura, con rapporti agili). Vai a dormire presto la sera, mangia un po’ di carboidrati più del solito, ma senza impazzire (non sono un dietologo, ma a occhio e croce rimpinzarsi di pasta ogni sera non ti trasformerà in Eddy Merckx).  2. Vigilia: check and relax Vietato partire all’ultimo momento, soprattutto se la località dove si svolge la tua prima granfondo è lontana: es. Maratona dles Dolomites (Corvara, BZ). Mettiti in macchina non più tardi del giorno prima. Anzi, se vuoi (e puoi), meglio ancora due giorni prima: il venerdì dopo il lavoro. Goditi sul posto la vigilia, dopo una bella dormita. Avrai tempo per fare tutto con più calma. Stare seduti in macchina, poche ore prima della gara non fa bene. Né alle gambe né alla testa. Se arrivi presto, vai a ritirare il pacco gara la mattina, senza la coda (spesso lunga). Ed è un bel rituale. Vedrai gente come te, scambierai chiacchiere sui rapporti da usare in gara, ciondolerai nel villaggio gara, tra stand e acquisti compulsivi dell’ultimo minuto. Prima di cena, controlla la bici e prepara l’abbigliamento. Vietato farlo la mattina della gara: poco tempo e rischio di dimenticare qualcosa praticamente certo. Gonfia le ruote, controlla i freni, monta il frontalino con il tuo numero di gara sul manubrio. Prepara la maglia con il numero spillato sulla schiena (trovi tutto l’occorrente nella busta all’interno del pacco gara). È un rituale emozionante, goditelo. Ne vale la pena.  3. Come mi vesto? Bella domanda. Un terno al lotto. Proviamo a semplificare. Se fa caldo, e non sei in alta montagna, consiglio tutto corto (maglia e salopette) e mantellina pronta in tasca. Se fa freddo, sei in alta montagna, o se si sale in alto, aggiungi uno smanicato (gilet) e i manicotti. Lo smanicato ti consente, oltretutto, di avere qualche tasca in più per barrette, telefonino, altro. E puoi aprirlo facilmente con la zip quando sei in salita, senza avere caldo. I manicotti li alzi in salita e li abbassi in un attimo in discesa. Ah, e ricorda: porta con te sempre, nel borsino sottosella o in tasca, il kit antiforature (camera d’aria, pompa d’emergenza e anche un paio di bombolette di CO2). Per gareggiare in una granfondo sono fondamentali sia l’aspetto mentale sia quello fisico: vivetela serenamente e durante il percorso utilizzate i ristori per fare il pieno, senza esagerare. 4. E se piove? Semplice, ti bagni. Però puoi limitare i danni, con abbigliamento adeguato. Indossa subito la mantellina: le uniche che tengono l’acqua veramente sono quelle in paclite o gore-tex. Costano tanto, ma meritano altrettanto. Il resto del corpo te lo bagnerai, non c’è sovrascarpe che tenga. Però puoi sempre fermarti a...

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Frequenza cardiaca per dimagrire

Finalmente e vacanze natalizie sono finite ed adesso si fanno i conti con i kg in eccesso…ahime!Come al solito gironzolando su internet ho trovato questo articolo che finalmente mi ha chiarito un po le idee sulle frequenze cardiache da tenere in allenamento e perché.L’articolo l’ho tratto da: www.my-personaltrainer.it Questo articolo ha lo scopo di chiarire una volta per tutte qual è la frequenza cardiaca ideale per dimagrire, vista la molta confusione e le informazioni sommarie che circolano sull’argomento. Troppo spesso gli istruttori ed i personal trainer risolvono il problema consigliando una frequenza cardiaca compresa tra il 60 ed il 70% della FCmax, poiché a questo livello di intensità si colloca il maggior consumo di grassi, quindi teoricamente la massima attività lipolitica dell’esercizio. Una teoria, questa, piuttosto arcaica, che dev’essere necessariamente rivisitata.   Osservando l’immagine in alto, apriamo una piccola ma importantissima parentesi sui carburanti energetici dell’organismo. Come mostrato in figura, in condizioni normali gli zuccheri intramuscolari ammontano a circa 300-500 grammi, a cui si aggiungono i circa 100-150 grammi epatici e l’esigua quantità di glucosio che circola nel sangue, dove viene mantenuta a livelli abbastanza costanti (glicemia). Un altro carburante importantissimo è dato dai grassi, stipati in quantità elevatissime nel tessuto adiposo ed in minor misura tra le fibre muscolari. Nell’immagine non è invece indicato il terzo carburante dell’organismo, utilizzato soprattutto quando si accende la spia di riserva degli zuccheri; stiamo parlando degli amminoacidi muscolari e del pool amminoacidico presente nel sangue. Volutamente, è stato tralasciato il contributo della creatina, poiché esula dai fini di questo articolo. A questo punto, prima di parlare della frequenza cardiaca ideale per dimagrire, è essenziale illustrare due concetti chiave: i carboidrati, detti anche glucidi o zuccheri, sono il carburante più efficace, in grado di portare la macchina umana ai massimi livelli prestativi;   a parità di peso, i lipidi apportano più energia degli zuccheri in termini assoluti (9 Kcal/g contro le 4 dei carboidrati), ma non in termini relativi, perché maggiore è la quantità di ossigeno necessaria per generare questa energia. Ne consegue che il carburante lipidico produce livelli prestativi inferiori a quelli generabili con l’utilizzo degli zuccheri. Il fattore limitante per il consumo di lipidi a scopo energetico è quindi dato dalla disponibilità di ossigeno a livello delle singole fibre muscolari; più energia è richiesta dallo sforzo e più ossigeno si consuma. Ma da cosa dipende la quota di ossigeno utilizzabile dai muscoli? Il limite principale non si colloca a livello polmonare, ma periferico; ciò significa che polmoni più grandi o vie aeree di calibro maggiore non garantiscono grossi aumenti prestativi. Piuttosto, incidono significativamente sulla performance la concentrazione plasmatica di globuli rossi ed emoglobina, e a livello muscolare la densità del letto capillare, la composizione in fibre (bianche e rosse), nonché il numero, la dimensione e l’efficienza degli enzimi che catalizzano le reazioni energetiche. Tanto più questi sistemi sono efficienti e tanto maggiore è la percentuale di lipidi bruciata durante sforzi di intensità importante; gli zuccheri sono infatti limitati, quindi l’organismo cerca di risparmiarli utilizzando prevalentemente grassi.   Da quanto esposto si può facilmente dedurre che: quanto più l’intensità dell’esercizio sale e tanto maggiore diviene il contributo percentuale del carburante zuccheri. Viceversa, per non attaccare le limitate riserve di questi nutrienti, negli sforzi più leggeri l’organismo brucia prevalentemente grassi. Alcuni dati significativi: SE L’ATTIVITA’ FISICA E’ DI BASSA INTENSITA’ E DI BREVE DURATA (AD ES. CORRERE PIANO, “SENZA FIATONE” PER ALMENO 20-30 MINUTI), LIPIDI E CARBOIDRATI CONTRIBUISCONO IN EGUAL MISURA ALLA COPERTURA DELLA RICHIESTA ENERGETICA. VICEVERSA, SE L’ATTIVITA’ FISICA E’ DI BASSA INTENSITA’ MA SI PROTRAE PER ALMENO UN’ORA, VI E’ UN...

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L’overtraining

La programmazione del recupero per prevenire l’overtraining A cura del Dott. Marco Siffi articolo tratto da:www.my-personaltrainer.it L’overtraining è uno squilibrio dell’allenamento che si verifica quando l’attività fisica praticata è troppo intensa, tanto che l’organismo non riesce, nei tempi di recupero, a eliminare la fatica accumulata. Questo squilibrio adattativo, conosciuto anche come sovrallenamento, provoca un continuo stato di stress psicofisico, che culmina nella staleness syndrome (rifiuto di allenarsi), danneggiando le prestazioni atletiche e rendendo più vulnerabile l’organismo a eventuali infezioni. E’possibile ritenere che un atleta incapace di recupero completo entro le 72 ore dall’impegno fisico massimale sia affetto da sindrome da sovrallenamento.(7)(5) L’overtaining è un fenomeno capace di colpire oltre il 65% degli atleti nel corso della loro carriera competitiva.(6)(8)   Alcuni sintomi dell’overtraining comprendono:   Performance ripetutamente scadenti non spiegabili Sensazione di affaticamento, dolori muscolari, depressione; Aumentata vulnerabilità alle infezioni e disturbi gastrointestinali; Disturbi del sonno e perdita di peso; Lesioni da sovraccarico; Aumento della frequenza cardiaca a riposo e della pressione arteriosa; Variazioni dell’ematocrito; Modificazioni del tasso di emoglobina; Diminuzione del livello di testosterone; Modificazione del rapporto testosterone/cortisolo a favore di quest’ultimo.   Quando un atleta professionista va in sovrallenamento, il problema deve essere immediatamente individuato e affrontato, per evitare di mettere in pericolo la stagione agonistica. Sebbene queste situazioni si riscontrino principalmente negli atleti agonisti, non è infrequente osservarle anche fra gli sportivi amatoriali e gli appassionati di fitness che si allenano duramente. Esistono alcuni parametri metabolici frequenti nell’overtraning, come l’aumento della ceruloplasmina, dell’urea e CPK. Negli atleti di endurance è presente lieve anemia, leucopenia, deficit di ferro, ridotta albumina sierica, ipoglicemia, ipotrigliceridemia, LDL e VLDL basse, aumento dei livelli plasmatici di noradrenalina, con diminuita escrezione basale di catecolamine. E’ possibile effettuare alcuni test di laboratorio per la diagnosi del sovrallenamento, come ad esempio la ricerca della concentrazione della glutammina sierica, che diminuisce costantemente nell’overtraning, oppure il dosaggio delle IgA salivari, considerato il miglior marker dello stato immunitario alterato, la velocità di sedimentazione, il tasso delle gammaglobuline, il contenuto in CK e di magnesio.(1)(2)(3) Un altro fattore molto importante da considerare è quello psicologico; infatti l’allenamento troppo intenso può indurre l’atleta a sensazioni di inadeguatezza, scoraggiamento fino alla depressione ed alla sindrome di stanchezza cronica. Per questo risultano utili test capaci di misurare lo stato psicologico e il livello dell’umore.(6) Concludendo in linea di massima, alla base di quasi tutti i fenomeni di overtraining c’è un errato dosaggio del rapporto fra intensità degli allenamenti e recupero. Nel caso di atleti agonisti però, i rischi possono derivare anche dai calendari di gara, dall’errata pianificazione della stagione sportiva e dallo stile di vita: mancanza di sonno, stress ripetuti, errori alimentari possono creare i presupposti per determinare l’insorgenza della sindrome. La programmazione del recupero per prevenire l’overtraining L’incremento razionale dei carichi di lavoro provoca modificazioni funzionali positive, cioè la cosiddetta supercompensazione. Tuttavia spesso gli elevati volumi e intensità degli allenamenti attuali, ai quali si aggiunge un numero crescente di gare, pongono a tutti coloro che devono programmare l’allenamento problemi rilevanti, specialmente per quanto riguarda un rapporto ottimale tra carichi di allenamento e di gara. Quando si parla di misure di recupero occorre distinguere le misure passive, nelle quali l’atleta viene sottoposto a interventi quali fisioterapia, idroterapia, termoterapia, elettrostimolazione e agopuntura, da quelle attive, in cui l’atleta pratica lavoro aerobico leggero, allungamento muscolare, training autogeno. Il recupero tra diverse frequenze e unità d’allenamento e dopo una gara dovrebbe essere svolto attraverso pause che permettano il completo ristabilirsi dell’organismo. Troppo spesso, invece, l’alternarsi degli impegni e dei recuperi viene sottovalutato, inducendo il manifestarsi dei fenomeni di fatica e sovrallenamento. La pianificazione di...

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